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Aggiornamenti di fine anno RAEE e RENTRI, tra nuove alleanze operative e correzioni normative

Il finale del 2025 consegna al settore ambientale una serie di interventi normativi e programmatici destinati a incidere in modo concreto sulla gestione dei rifiuti nei prossimi anni.

Da un lato, la firma del nuovo Accordo di Programma sul sistema RAEE, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2026, punta a rafforzare il ruolo della distribuzione nella raccolta dei rifiuti elettronici e a colmare il ritardo italiano rispetto agli obiettivi europei.

Dall’altro, l’approvazione al Senato della legge di bilancio ridisegna il perimetro del RENTRI, escludendo dall’obbligo di iscrizione una platea significativa di micro-attività e professionisti, correggendo un disallineamento normativo che aveva sollevato diffuse critiche.

Due interventi diversi per natura e strumenti, ma accomunati da un medesimo obiettivo di fondo: rendere il sistema di gestione dei rifiuti più efficace, proporzionato e coerente con il quadro europeo, evitando rigidità operative e oneri amministrativi sproporzionati.

 

 

RAEE: dal 2026 una nuova centralità della distribuzione

 

Il nuovo Accordo di Programma sottoscritto dal Centro di Coordinamento RAEE, dalle associazioni della distribuzione fisica e online, dai produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche e dalle aziende di raccolta si inserisce in un contesto critico per l’Italia.

L’intesa individua tre direttrici strategiche: efficienza operativa, capillarità territoriale e comunicazione ai cittadini. Sul piano operativo vengono semplificate le condizioni di servizio per il ritiro dei RAEE presso i luoghi di raggruppamento della distribuzione, con un sistema di premialità riorganizzato e calcolato per ciascun raggruppamento in base alle tonnellate correttamente raccolte.

Per la prima volta, inoltre, le soglie di “buona operatività” vengono uniformate a quelle previste per i centri di raccolta comunali, superando una storica asimmetria tra canali di raccolta.

Particolare attenzione è riservata ai punti vendita di dimensioni medio-piccole: le soglie minime per attivare il ritiro dei RAEE vengono fissate a 200 kg per i gruppi R1, R2, R3 e R4, proprio per evitare che limiti quantitativi troppo elevati penalizzino le strutture con spazi ridotti. A ciò si affianca un fondo dedicato da 300 mila euro per il biennio 2026-2027, finalizzato alla creazione di almeno 150 nuovi luoghi di raggruppamento.

Elemento centrale dell’accordo è anche il rafforzamento della tracciabilità: l’accesso alle premialità viene subordinato alla rendicontazione analitica della provenienza dei RAEE raccolti, con l’esclusione dai contributi per chi non garantisce un tracciamento puntuale. Una scelta che consolida il presidio ambientale e si inserisce in un percorso più ampio di digitalizzazione e responsabilizzazione degli operatori.

Il cuore politico e culturale dell’accordo RAEE è però rappresentato dall’investimento sulla comunicazione. Vengono stanziati complessivamente 7,6 milioni di euro per il biennio 2026-2027, destinati a campagne nazionali, bandi annuali per i retailer e a un concorso rivolto ai consumatori per incentivare la restituzione delle apparecchiature obsolete tramite i servizi “1 contro 1” e “1 contro 0”.

La scelta riflette la consapevolezza che il deficit italiano nella raccolta dei RAEE non dipende solo dalle infrastrutture, ma anche dalla scarsa informazione dei cittadini sulle corrette modalità di conferimento. In questo senso, la distribuzione viene riconosciuta come interlocutore privilegiato per intercettare i flussi di rifiuti elettronici e orientare i comportamenti di consumo e dismissione.

 

 

RENTRI: la legge di bilancio corregge il perimetro degli obblighi

 

Sul versante della tracciabilità dei rifiuti, la legge di bilancio approvata dal Senato introduce una modifica di segno opposto ma complementare: la riduzione del perimetro soggettivo del RENTRI. Con gli emendamenti approvati, vengono esclusi dall’obbligo di iscrizione consorzi individuali e collettivi, piccoli imprenditori agricoli e numerose attività professionali, tra cui estetisti, tatuatori e piccoli studi medici e odontoiatrici con meno di dieci dipendenti.

La correzione interviene su un disallineamento che si era creato tra il RENTRI e il Testo Unico Ambientale. Quest’ultimo, infatti, consente a tali soggetti di adempiere agli obblighi di tracciabilità con modalità semplificate, come la conservazione dei formulari, senza tenuta del registro di carico e scarico. Nonostante ciò, la disciplina del nuovo sistema informatico aveva comunque previsto l’obbligo di iscrizione e il pagamento del canone annuo, generando un aggravio burocratico ritenuto sproporzionato dalle categorie interessate.

Le associazioni professionali, in particolare quelle del settore odontoiatrico, salutano la modifica come un riallineamento normativo atteso da tempo. La Commissione Albo Odontoiatri parla esplicitamente di superamento di un’anomalia regolatoria, mentre la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri sottolinea la riduzione di un’ulteriore incombenza amministrativa per professionisti già fortemente gravati da obblighi burocratici. L’Associazione Nazionale Dentisti Italiani rivendica il risultato come l’esito di una battaglia di lungo periodo, sintetizzata nell’emblematico “gutta cavat lapidem”.

 

 

Tra semplificazione e responsabilità ambientale

 

Nel loro insieme, i due interventi raccontano una fase di assestamento del diritto ambientale italiano. Da un lato si rafforza la filiera dei Raee, investendo su incentivi, tracciabilità e comunicazione per aumentare le quantità intercettate e ridurre il rischio di sanzioni europee. Dall’altro, si riconosce la necessità di calibrare gli obblighi del RENTRI in modo proporzionato, concentrandoli sui soggetti che producono flussi di rifiuti significativi e alleggerendo microimprese e professionisti da adempimenti di dubbia utilità ambientale.

Gli “aggiornamenti di fine anno” restituiscono così l’immagine di un sistema in evoluzione, chiamato nei prossimi mesi a dimostrare se l’equilibrio tra controllo, semplificazione e responsabilità condivisa saprà tradursi in risultati concreti sul piano della raccolta, del riciclo e della sostenibilità complessiva del ciclo dei rifiuti.

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