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Reati agroalimentari, nuova stretta contro le frodi: in vigore la Legge n. 75/2026

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Legge 21 aprile 2026, n. 75, recante “Disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani”, si inaugura una nuova stagione normativa caratterizzata da un significativo irrigidimento delle sanzioni e da un potenziamento dei controlli lungo l’intera filiera agroalimentare.

La nuova disciplina in vigore introduce profonde modifiche sia sul versante penale che su quello amministrativo, con l’obiettivo dichiarato di tutelare la genuinità degli alimenti, la trasparenza del mercato e la concorrenza leale tra operatori economici.

 

Nasce il nuovo reato di frode alimentare

Uno degli aspetti più rilevanti della riforma riguarda l’introduzione nel Codice Penale di un autonomo sistema di delitti contro il patrimonio agroalimentare; la legge infatti introduce il novello tema dedicato specificamente alla protezione dei prodotti alimentari e delle filiere produttive.

Tra le nuove fattispecie spicca il reato di frode alimentare, destinato a colpire chiunque produca, commercializzi o distribuisca alimenti difformi da quelli dichiarati o comunque privi dei requisiti di genuinità e qualità promessi al consumatore.

La novità è significativa perché il legislatore abbandona la tradizionale impostazione fondata prevalentemente sulla tutela della fede pubblica e della correttezza commerciale, riconoscendo al patrimonio agroalimentare una dignità autonoma quale bene giuridico meritevole di specifica protezione.

Accanto alla frode alimentare viene introdotto il delitto di commercio di alimenti con segni mendaci, finalizzato a reprimere tutte quelle condotte caratterizzate dall’utilizzo di indicazioni false o ingannevoli riguardanti origine, provenienza, qualità, composizione, metodo di produzione o quantità del prodotto.

Si tratta di una disposizione che mira a contrastare fenomeni particolarmente diffusi nei mercati nazionali e internazionali, nei quali l’evocazione fraudolenta dell’italianità dei prodotti costituisce uno dei principali strumenti di concorrenza sleale.

 

Maggiore tutela per DOP, IGP e produzioni biologiche

Particolare attenzione è riservata ai prodotti certificati: la legge introduce infatti aggravanti specifiche quando le condotte illecite riguardano prodotti contraddistinti da denominazioni di origine protetta (DOP), indicazioni geografiche protette (IGP) o certificazioni biologiche.

La scelta legislativa appare coerente con il valore economico e reputazionale di tali produzioni, che rappresentano uno dei principali punti di forza dell’export agroalimentare italiano.

L’utilizzo abusivo delle denominazioni protette, la falsificazione delle certificazioni o la commercializzazione di prodotti che simulano caratteristiche qualitative inesistenti potranno pertanto comportare conseguenze sanzionatorie particolarmente severe.

Vengono inoltre inasprite le pene per i reati di contraffazione e usurpazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine, con un deciso rafforzamento della tutela delle eccellenze territoriali italiane.

 

Confisca, chiusura degli stabilimenti e revoca delle autorizzazioni

La riforma non si limita ad aumentare le pene detentive e pecuniarie.

Uno degli aspetti più incisivi riguarda l’introduzione di misure accessorie particolarmente afflittive nei confronti delle imprese responsabili di illeciti.

Nei casi più gravi potranno essere disposte:

  • la chiusura temporanea dello stabilimento;
  • la chiusura definitiva dell’attività produttiva;
  • la sospensione o la revoca delle autorizzazioni amministrative;
  • l’interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • la confisca obbligatoria dei beni utilizzati per commettere il reato;
  • la confisca dei profitti derivanti dall’attività illecita.

L’obiettivo è evidente: colpire non soltanto la persona fisica responsabile ma anche il vantaggio economico ottenuto attraverso le condotte fraudolente.

In questa prospettiva emerge un parallelismo con le più moderne strategie di contrasto alla criminalità economica, sempre più orientate all’aggressione patrimoniale dei proventi illeciti.

 

Tracciabilità e controlli: aumentano gli obblighi per le imprese

La Legge n. 75/2026 interviene in maniera significativa anche sul piano amministrativo. Vengono rafforzati gli obblighi relativi a tracciabilità dei prodotti e rintracciabilità delle materie prime, spesso correlata ad etichettatura, documentazione di filiera, registrazione delle movimentazioni, conservazione dei dati relativi alla produzione e distribuzione.

Contestualmente vengono incrementate le sanzioni amministrative, che in numerosi casi risultano parametrate al fatturato dell’impresa.

La scelta risponde all’esigenza di evitare che le sanzioni possano essere percepite come un mero costo d’impresa da parte degli operatori di maggiori dimensioni economiche.

Per le aziende agroalimentari diventa pertanto fondamentale investire in sistemi di compliance, procedure di controllo interno e modelli organizzativi in grado di garantire la piena conformità alla normativa.

 

Focus sulla filiera bufalina e sul settore lattiero-caseario

Uno dei comparti maggiormente interessati dalla riforma è quello lattiero-caseario, con particolare riferimento alla filiera bufalina.

La legge istituisce il Registro unico delle movimentazioni del latte di bufala e dei suoi derivati, destinato a garantire una tracciabilità completa delle produzioni e a contrastare fenomeni fraudolenti che negli ultimi anni hanno suscitato particolare attenzione da parte delle autorità di controllo.

Contestualmente viene previsto un piano straordinario nazionale di verifiche e controlli, volto a monitorare tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della commercializzazione.

La misura assume particolare rilevanza per territori come la Campania, dove la filiera della mozzarella di bufala rappresenta una componente strategica dell’economia regionale e dell’export agroalimentare nazionale.

 

Cabina di regia nazionale per i controlli

Un ulteriore elemento innovativo della riforma è rappresentato dall’istituzione di una Cabina di regia per i controlli amministrativi nel settore agroalimentare.

La finalità è quella di migliorare il coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti nelle attività ispettive e di vigilanza, evitando sovrapposizioni e duplicazioni di controlli.

L’organismo dovrà favorire lo scambio di informazioni tra amministrazioni, autorità di controllo e forze di polizia specializzate, contribuendo a rendere più efficace l’attività di prevenzione e repressione degli illeciti.

 

Nuove regole anche per la pesca marittima

La legge interviene infine sul comparto ittico, attraverso un riordino complessivo del sistema sanzionatorio in materia di pesca marittima.

Le nuove disposizioni introducono ulteriori fattispecie di illecito connesse a:

  • pesca illegale;
  • mancata tracciabilità del prodotto ittico;
  • violazione degli obblighi documentali;
  • inosservanza delle misure di tutela delle risorse marine;
  • alterazione dei dati relativi alle catture.

Anche in questo settore il legislatore punta a garantire maggiore trasparenza della filiera, tutela della concorrenza e salvaguardia delle risorse ambientali.

 

Le ricadute per le imprese: compliance sempre più centrale

La Legge n. 75/2026 non rappresenta semplicemente un aumento delle sanzioni. Essa segna un vero e proprio cambio di paradigma nella tutela del settore agroalimentare italiano.

Le imprese sono chiamate a rafforzare i propri sistemi di controllo interno, a verificare la correttezza delle procedure di approvvigionamento e tracciabilità, a garantire l’accuratezza delle informazioni riportate in etichetta e a monitorare costantemente la conformità delle produzioni agli standard dichiarati.

In questo scenario assumono un ruolo sempre più importante le attività di audit, i modelli organizzativi aziendali, i sistemi di gestione documentale e le procedure di controllo della filiera.

La riforma, infatti, non si limita a reprimere le frodi già commesse, ma mira soprattutto a costruire un sistema preventivo capace di proteggere la qualità dei prodotti italiani, la fiducia dei consumatori e la competitività di uno dei comparti più strategici dell’economia nazionale.

Per operatori del settore, consulenti, produttori, trasformatori, distributori e responsabili qualità, il 29 maggio 2026 rappresenta dunque una data destinata a segnare un passaggio fondamentale verso un modello di filiera sempre più trasparente, tracciabile e rigorosamente controllata.

 

Avv. Mario Marrandino

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