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DENTRO L'IMPRESA: LA RISTORAZIONE

Dentro l’impresa” è una nostra rubrica che si occupa di studiare a campione determinate tipologie di attività professionali sotto un punto di vista enciclopedico nell’ambito degli adempimenti, normativi e tecnici, da ottemperare al fine di essere perfettamente in linea con gli standard di legge vigenti.

 

L’attività di ristorazione rappresenta uno dei settori maggiormente esposti alla sovrapposizione di discipline normative differenti: sicurezza alimentare, tutela della salute dei lavoratori, prevenzione incendi, gestione ambientale, tracciabilità delle materie prime, responsabilità amministrativa degli enti e controlli sanitari.

L’errore più frequente consiste nel considerare il ristorante come una semplice attività commerciale. In realtà, sotto il profilo giuridico, un ristorante, una pizzeria, una trattoria, un laboratorio gastronomico o un’attività di catering costituiscono vere e proprie imprese alimentari, soggette a un articolato sistema di obblighi che coinvolge ASL, SUAP, Vigili del Fuoco, Ispettorato del Lavoro, ARPA, NAS e autorità giudiziaria.

La moderna gestione di un’attività di ristorazione richiede quindi un approccio integrato, nel quale la conformità normativa non può essere ridotta alla mera predisposizione di un manuale HACCP o alla tenuta di alcuni registri, ma deve tradursi in un sistema organizzativo stabile e verificabile.

 

Il profilo amministrativo: avvio dell’attività e regolarità autorizzativa

Sotto il profilo amministrativo, l’apertura di un’attività di ristorazione presuppone innanzitutto la regolarità urbanistica e catastale dei locali.

L’esercizio deve risultare compatibile con la destinazione d’uso dell’immobile e deve essere oggetto delle necessarie pratiche amministrative presso il SUAP territorialmente competente.

L’attività richiede generalmente SCIA per somministrazione alimenti e bevande, notifica sanitaria, iscrizioni camerali, apertura posizione INPS e INAIL, oltre ad una serie di comunicazioni e autorizzazioni aggiuntive e non direttamente obbligatoria, come le eventuali autorizzazioni per occupazione di suolo pubblico, le autorizzazioni per insegne e le autorizzazioni per diffusione musicale ove necessarie.

Uno degli aspetti maggiormente sottovalutati riguarda la notifica sanitaria prevista dal cosiddetto “Pacchetto Igiene”.

La registrazione dell’impresa alimentare presso l’autorità competente costituisce infatti un presupposto essenziale per la legittima operatività dell’attività.

 

Il Regolamento CE 852/2004 e la centralità dell’HACCP

Il cuore della compliance nella ristorazione resta il Regolamento (CE) n. 852/2004, che attribuisce all’operatore del settore alimentare la responsabilità primaria della sicurezza degli alimenti.

Il principio è radicale: non è l’autorità sanitaria a garantire la sicurezza dell’alimento, ma l’impresa alimentare stessa.

Da questa impostazione deriva l’obbligo di implementare procedure basate sui principi HACCP.

Il sistema deve consentire di:

  • individuare i pericoli;
  • valutare i rischi;
  • identificare i punti critici di controllo;
  • definire limiti critici;
  • predisporre monitoraggi;
  • stabilire azioni correttive;
  • mantenere registrazioni documentali.

Uno dei maggiori equivoci operativi consiste nel ritenere che l’HACCP coincida con il semplice manuale.

In realtà il manuale rappresenta soltanto la formalizzazione documentale di un sistema che deve essere concretamente applicato.

La giurisprudenza e gli organi ispettivi tendono infatti a verificare l’effettività delle procedure e non la mera esistenza cartacea della documentazione.

 

Tracciabilità, rintracciabilità e gestione delle materie prime

Ogni ristorante deve essere in grado di dimostrare l’origine delle materie prime utilizzate.

La tracciabilità costituisce oggi uno degli strumenti fondamentali di tutela del consumatore e di gestione delle emergenze alimentari.

L’impresa deve poter ricostruire tutta la filiera della propria produttività, con facilità: dai fornitori, ai lotti, dalla destinazione delle materie prime, alle ragioni di eventuali ritiri o richiami. L’assenza di un sistema documentale efficiente può determinare rilevanti conseguenze sanzionatorie in caso di controlli.

 

I requisiti strutturali dei locali

Il Regolamento 852/2004 dedica particolare attenzione alle caratteristiche dei locali destinati alla preparazione degli alimenti.

Pavimenti, pareti, soffitti, impianti, superfici di lavoro e sistemi di ventilazione devono essere progettati in modo da consentire adeguate condizioni igieniche.

I locali devono garantire igiene, assenza di contaminazioni, separazione delle lavorazioni incompatibili, adeguata ventilazione, controllo degli infestanti.

Molte contestazioni delle ASL derivano proprio da carenze strutturali apparentemente secondarie ma considerate rilevanti sotto il profilo igienico-sanitario.

 

Il D.Lgs. 81/2008 e la sicurezza nei ristoranti

L’attività di ristorazione presenta rischi lavorativi estremamente eterogenei.

Tra i principali, a titolo esemplificativo: ustioni, tagli, utilizzo di affettatrici, utilizzo di impastatrici, movimentazione carichi e sollevamento, etc… Il datore di lavoro è tenuto a redigere il Documento di Valutazione dei Rischi e ad organizzare il sistema di prevenzione aziendale. Devono essere predisposti, anche in questo caso:

  • DVR;
  • nomina RSPP;
  • formazione lavoratori;
  • addetti antincendio;
  • addetti primo soccorso;
  • sorveglianza sanitaria ove necessaria;
  • procedure operative.

Nel settore della ristorazione una parte significativa degli infortuni deriva da dinamiche apparentemente banali: pavimenti bagnati, coltelli, affettatrici e movimentazione di recipienti contenenti liquidi bollenti.

Formazione HACCP e formazione sicurezza: due piani distinti

Una criticità molto diffusa riguarda la sovrapposizione tra formazione HACCP e formazione sicurezza. Si tratta di obblighi differenti.

La formazione igienico-alimentare riguarda la manipolazione degli alimenti e discende dalla normativa alimentare, la formazione prevista dal D.Lgs. 81/2008 riguarda invece la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, per cui l’adempimento di uno degli obblighi non sostituisce l’altro.

 

Prevenzione incendi: cucine, forni e impianti

Le attività di ristorazione possono presentare rilevanti criticità sotto il profilo antincendio. Gli obblighi antincendio non dipendono tanto dal numero dei coperti quanto dalla potenza termica complessiva degli impianti di cottura.

La valutazione deve quindi essere effettuata caso per caso.

Anche laddove non sussistano obblighi di SCIA antincendio, il datore di lavoro resta comunque tenuto alla valutazione del rischio incendio e all’adozione delle misure preventive previste dal D.Lgs. 81/2008.

 

Gli adempimenti ambientali: rifiuti, oli esausti ed emissioni

Molti operatori del settore ignorano che il ristorante è anche un soggetto produttore di rifiuti. Tra i principali, oli esausti, imballaggi e contenitori, rifiuti organici e talvolta apparecchiature fuori uso.

Particolarmente delicata è la gestione degli oli alimentari esausti.

Il conferimento deve avvenire mediante soggetti autorizzati e deve essere adeguatamente documentato, spesso riconducibili alla disciplina Reg. (CE) 1069/09, ovvero le norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale e ai prodotti derivati non destinati al consumo umano.

 

Il rischio penale alimentare

La ristorazione è uno dei settori maggiormente esposti a responsabilità penali, recentemente inasprite dalla recezione di nuovi aggiornamenti normativi. Le contestazioni possono riguardare gli ambiti più ampi, dal cattivo stato di conservazione degli alimenti, a vere e proprie frodi alimentari, alla somministrazione di alimenti nocivi, a eventuali e successive lesioni colpose.

Particolare rilevanza assumono i controlli dei NAS, che verificano non soltanto le condizioni igieniche ma anche la corrispondenza tra documentazione e operatività concreta dell’esercizio.

 

Il D.Lgs. 231/2001: il ristorante come impresa organizzata

Molti ritengono erroneamente che la responsabilità amministrativa degli enti riguardi soltanto grandi aziende. In realtà anche una società che gestisce un ristorante può essere coinvolta nella disciplina del D.Lgs. 231/2001.

I rischi principali riguardano:

  • reati in materia di sicurezza sul lavoro;
  • reati ambientali;
  • frodi commerciali;
  • delitti contro la pubblica amministrazione;
  • reati tributari.

In presenza di infortuni gravi, gestione illecita di rifiuti o altre condotte rilevanti, la responsabilità può estendersi direttamente alla società. Per questa ragione assume crescente importanza l’adozione di modelli organizzativi capaci di garantire mappatura dei rischi e dei protocolli operativi da tenere.

L’attività di ristorazione contemporanea non può più essere gestita secondo una logica esclusivamente commerciale. Il ristorante è oggi un’impresa alimentare sottoposta a controlli costanti, obblighi documentali complessi e responsabilità sempre più estese.

HACCP, tracciabilità, allergeni, sicurezza sul lavoro, prevenzione incendi, gestione ambientale e compliance 231 non rappresentano compartimenti separati, ma parti di un unico sistema organizzativo.

La vera differenza, in sede ispettiva o giudiziaria, non viene più misurata dalla mera esistenza dei documenti, bensì dalla capacità dell’impresa di dimostrare che procedure, controlli, registrazioni e verifiche siano stati realmente applicati e mantenuti nel tempo.

È proprio questa capacità di trasformare gli adempimenti in organizzazione che oggi distingue un’attività semplicemente aperta da un’impresa effettivamente conforme ai moderni standard di responsabilità, sicurezza e governance

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